| Guerriere |
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Riepilogo di Sailor Moon
La saga della combattenti sailor rappresenta una rivoluzione, nell'ambito
dei cartoni animati, per quel che riguarda il valore della magia; non
si tratta più di una ragazza che riceve dei poteri magici e li
usa quasi esclusivamente a fini egoistici, come era per la magica Creamy
o Emi che si trasformava in Mei. In questo cartone le ragazze scoprono
di avere dei poteri che hanno un fine superiore alla loro volontà
individuale; vorrei soffermarmi su questi aspetti e valutare cosa possano
significare per le ragazzine che seguono, o hanno seguito, tale saga.
Anzitutto stiamo parlando di un gruppo di ragazze che all'inizio della
storia non si conoscevano, avevano le proprie vite che trascorrevano come
quelle di ogni altra coetanea; quando inizia a formarsi il gruppo delle
combattenti sailor emergono le differenze caratteriali, le divergenze
di idee e i diversi caratteri che portano a degli scontri personali. Durante
le lotte con i nemici queste problematiche interindividuali vengono messe
da parte al fine di perseguire la vittoria del gruppo stesso; questo aspetto
è quello che viene comunemente definito come spirito di squadra
e che anima appunto tutte le attività e tutti gli sport non individuali.
Ma riuscire a mettere da parte le rivalità per il bene della squadra
non è così semplice, perché tutte le persone mettono
nella scala di valori prima se stessi e poi gli altri, cosa che se fatta
con moderazione è sana, ma se è portato agli eccessi si
trasforma in egocentrismo radicale, tipico del bambino piccolo.
Il gruppo delle combattenti è un gruppo di pari non omogeneo, ossia
formato da ragazze di età simile ma dai vissuti e dalle esperienze
individuali diverse; simbolicamente si tratta di un esempio in cui tutte
si possono rispecchiare. In molti casi della realtà si osservano
i gruppetti di ragazze fashion e quelli formati da ragazze meno attente
all'estetica, in un certo senso più sciatte, ma raramente si osserva,
nella quotidianità, la presenza di gruppi eterogenei, perché
la diversità viene vista come discriminante e non come compensativa.
In questo cartone animato, invece, abbiamo cinque diverse ragazze che
riescono a costruire un rapporto di amicizia e cooperazione, nonostante
e grazie alle reciproche peculiarità. Come può essere riprodotto
questo modello nella società di oggi è una domanda che non
può avere una risposta univoca, sicuramente la tolleranza e la
non segregazione di coloro che ci appaiono diversi da noi è un
buon punto di inizio; ho usato il termine apparire perché in una
società multi etnica, come sta diventando la nostra, le maggiori
differenze che ci sono tra i vari coetanei, di etnie diverse, sono per
lo più generalizzazioni fatte da noi o dal nostro gruppo sociale
di appartenenza. Provo a spiegarmi meglio, noi siamo in grado di vedere
la profonde differenze che ci sono tra noi e la nostra famiglia o tra
noi e i diversi membri della nostra comunità; non vediamo, però,
le differenze che intercorrono tra un altra persona, magari appartenente
ad un'altra cultura (ma che ci vive vicino), e i membri della sua comunità.
Questo significa che se uno di loro facesse qualcosa che per noi è
sbagliato, per estensione tutta la comunità sarebbe colpevole;
questo meccanismo è per lo più inconscio e ci guida nei
giudizi. Ora, per tornare al messaggio che ci da il cartone animato, trascendendo
le diversità apparenti e guardando nel profondo, ecco che i quindicenni
vivono lo stesso disagio adolescenziale, indipendentemente dal colore
della pelle, dalla religione o dall'estrazione sociale.
Per tornare alle guerriere sailor, come esempio tangibile di quello che
ho detto, non esisteva una differenza etnica tra le ragazze, ma i caratteri
e le peculiarità delle singole erano diversi tra loro, così
come i loro poteri. Tuttavia nessuna di loro poteva vincere senza l'aiuto
dell'altra; è strabiliante pensare che esistono persone che credono
di non aver bisogno dell'altro, inteso come essere umano, per vivere,
ma che avere sottoposti o persone che obbediscono per paura sia sufficiente.
È vero che nella vita reale non capita di dover combattere contro
mostri dotati di poteri straordinari, ma esistono fenomeni sociali che
fanno altrettanto male e che solo la cooperazione e la solidarietà
possono sconfiggere; sono consapevole che questo concetto è stato
usato così tante volte da apparire ormai vuoto, ma ciò non
gli toglie veridicità. Dal momento che il cartone animato è
creato per bambini e ragazzi di una certa fascia d'età è
auspicabile che lo schema comportamentale del mutuo aiuto, che si evince,
venga acquisito e poi espresso nella vita; il problema maggiore in merito
è il fatto che se una persona che lo applica riceve troppe risposte
negative, risposte intese come comportamenti esibiti dall'altro in risposta,
tenderà a non riproporlo. Ecco che l'ottimismo diventa rassegnazione,
l'essere propositivi diventa accettazione dello status quo, l'altruismo
diventa apatia; questi sono solo esempi di come la realtà possa
mutare l'adolescente speranzoso in un adulto deluso. Cosa fare per evitare
che ciò accada? Credere che il muto aiuto, la solidarietà
e la cooperazione siano davvero la cura, nonostante le disillusioni che
ci possono provenire dalla vita; così come nelle ultime due puntate
della prima serie di Sailor Moon, Bunny riesce a sconfiggere Berillia
nonostante l'aver perso le compagne di lotta.
É quindi un cartone, a mio avviso, estremamente propositivo, talvolta
un po' ingenuo, per esempio quando Rea deve rinunciare a Marzio a favore
di Bunny (dubito che nella realtà le due sarebbero rimaste amiche
o comunque non senza aver litigato prima), ma questo gli permette di coprire
una bella fetta di età: dall'infanzia all'adolescenza, ossia la
bambina vede quello che vuole essere da ragazzina e la ragazzine vede
degli atteggiamenti che può tenere nella vita di tutti i giorni.
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